Uffa! Incontrare LUI non era certo uno zuccherino! Babadschi mi mise a confronto con la sua ultima incarnazione (1970 fino al 1984) che io personalmente non conoscevo, nel 2001, poco dopo il mio processo dei 21 giorni. Intanto è diventato per me un
padre dell’oscurità, della malattia, della violenza – e dell’amore. Con questo tema mi mandò per prima cosa dai guardiani dell’oscurità: Cristo, Lucifero, Djwal Khul, Thoth e la Morte d’ombra – e infine da voi.
Babadschi stava per 21 giorni davanti al mio letto, tetro, senza parole e senza muoversi, mentre io stavo svolgendo il processo di cambiamento del mio metabolismo. Non avevo idea di chi fosse e non avevo il coraggio di parlargli. Due mesi dopo facevo la sua conoscenza a Rosenheim e altre quattro settimane dopo avvenne la
visitazione a Dresden, attraverso questo essere. Si occupava di me – e mi strappò con grande veemenza dalla mia vita di allora, affinché perdessi per giornate intere la memoria di ciò che facevo e avevo vissuto. Guidavo per centinaia di chilometri attraverso la Germania e la sera non sapevo più come ero arrivata da A a B –
un Blackout totale o anche: macchie bianche sulla carta stradale della mia vita. Anche se sono sempre stata brava nel rilasciare, questo però faceva scoppiare decisivamente le mie capacità e la mia disposizione di allora, spazzando via tutti i ma e i però.
Babadschi è la consapevolezza divina di un amore che in breve tempo brucia tutto ciò che nel corpo resiste all’amore: emozioni negative, pensieri costringenti e intenti oscuri attraversano un fuoco infernale divino – e l’unica acqua acquietante sono le proprie lacrime. Queste lacrime fluivano in me come correnti in questi 14 giorni. Ma era una rivelazione e un’apertura dei misteri!
Vi posso comunicare questa esperienza, qui, soltanto parzialmente – e il modo migliore è quello di concedervi una piccola visione nel mio diario del 2001:
5 aprile 2001
Anni prima, mi chiedevano spesso se fossi un’insegnante. E mi dissero che sarei stata un’insegnante brava. In memoria dei miei anni scolari, nei quali mi dovevo difendere, di tanto in tanto, contro l’imbecillità e la crudeltà di alcuni insegnanti, con morsi nei loro avambracci e zampate contro gli stinchi, dicevo ogni volta inacidita: “Non esiste niente che io possa insegnare”. Ma questo tema
aggirava sempre e di nuovo la mia vita. In una discussione con Babadschi lui disse:
“La saggezza dell’insegnamento consiste nel non riempire gli umani di conoscenza ma insegnargli ad amare se stessi. Così il sapere arriva da solo.
La saggezza dell’insegnamento consiste nel non esortare gli umani a svilupparsi verso la luce, ma a svegliare la loro nostalgia e a ridiventare luce loro stessi.
Conducili fuori dal DIVENTA E TRASCORRI nell’ESSERE. Se risvegli l’ESSERE in loro, così il DIVENTA avviene da solo.
Un insegnante saggio non opprime i suoi allievi con sapienza e pretese di cognizione, ma li attira attraverso il suo amore dietro di se.
Il mio messaggio per te è:
Sii!
Sii tu stesso ciò che trasmetti agli altri.
Non fare niente. Sii.
Liberati dai pensieri e segui lo Spirito.
Sii Dio.
4 maggio 2001 Viaggio in auto da Dresden a Hannover
“Babadschi mi hai chiamato e finalmente ti ho sentito. Già tante volte mi hai chiamato e tanto tempo hai dovuto pazientare. E ora sento un dolore molto profondo in me. Il mio intero essere è dolore ed io ti sento in me, in mezzo al dolore, in mezzo a questo mare di dolori.
Dio è in me ed io sono in Dio. Tu sei Dio ed io sono Te. Infiniti profondi sentimenti di gioia sono nascosti nel dolore che balenano. Dolore e gioia sono la stessa cosa. Io li vivo. Io sento il dolore che ho creato ad altri, i gioghi che ho immesso ad altri. Lascia che ora glieli tolga. Permetti che io ritiri e guarisca ogni giogo e ogni dolore che ho immesso ad altri.
Mi sento sporco, macchiato e immensamente colpevole. L’inferno della dannazione sale in me – ed io sento contemporaneamente che tu mi ami nonostante tutto questo disonore. Sono profondamente scosso e sento una vita nuova in me che ancora non conosco: una profonda forza, un presentimento d’immortalità. Questo, bensì, sarà l’amore di Dio nel cuore di un essere umano, quando finalmente diventa forza efficace. Mi brucia.
Ancora anelo soltanto barlumi di questa forza d’amore che mi portano
Qui e Ora al limite corporeo e animico della sopportazione. Quando mai avrò pianto tanto come ora, donandomi tanto, consegnadomi e rassegnandomi, sentendo il dolore e la gioia, senza poterli discernere l’uno dall’altro?
Quando mai mi sono sentito tanto amato come ora attraverso te, mio Dio. Questo tuo amore fa salire in me ogni oscurità, libera ogni dolore che giace nella consapevolezza cellulare.
No, non è il dolore che mi è stato creato – questo da tanto tempo mi è stato tolto. È il dolore che ho creato io ad altri in ogni era. Ed è la vergogna illimitata che sale nel carnefice quando scopre di essere amato infinitamente tanto – da esseri che stanno sopra di lui, luminosi e potenti.
Un sentimento di gioia mi travolge, si appropria di me ed io so che sto vivendo una rinascita dentro una forza e un’osservazione, che cercavo da tanto tempo senza riconoscerla.
Presumo che sia questa forza che rende possibile sormontare tutto il basso. Questo è un livello di realtà totalmente diverso di quello in cui amiamo, accettiamo e liberiamo attraverso la forza del pensiero e la disciplina – liberando con il raggio del cuore guidato. La guarigione attraverso il pensare amorevole e incondizionato – va già bene, ma esiste di più, come qui e ora sto sperimentando.
Ciò che sto ora sentendo e anelando è l’ESSERE nella luce - guarigione attraverso l’ESSERE. Soltanto poche settimane fa avevo pregato Cristo di aiutarmi a espandere maggiormente il mio amore del cuore interiore, più di quanto sia infame il dintorno esteriore. Ora riconosco che mi hai condotto tu, su questo sentiero. Lasciaci andare avanti e lascia che i passi diventino più ampi, Io sono pronto. Sii con me in ogni momento per purificare il mio cuore, affinché l’amore di Dio possa entrare definitivamente in me”.
E tutto a un tratto diventano chiari i prossimi passi: abbandonerò per mezz’anno la terra. Devo adempiere un compito per il quale ancora ho bisogno d’istruzione. Nel tempo a venire dovrò togliere il vecchio suolo da sotto i piedi agli umani, scuoterli interiormente a tal punto che possano raggiungere il suolo nuovo. Non è un compito facile, ma lui m’istruisce, mentre scuote anzitutto me, nelle basi della mia finora costruzione vitale, nella sua risanante irradiazione d’amore che connette tutte le dimensioni.
C’è bisogno d’amore e nient’altro che amore, per compiere questo compito nel senso intenzionale.
Lui disse: “Voi potete guardare nel sole senza rovinarvi gli occhi. Voi potete ascoltare rumori fortissimi e suoni minacciosi senza danneggiarvi. I danni appaiono nel vostro interiore, quando usate la connessione tra interiore ed esteriore come separazione, quando volete fare resistenza. La vostra pelle non è forte abbastanza per fermare gli stimoli, senza lacerarsi.
Ma nell’interiore, nei vostri cuori, esiste uno spazio molto ampio che accoglie tutto ciò che vuole entrare. Soltanto il sapere dell’esistenza di questo spazio grande fa diventare trasparente ed elastica la vostra pelle, molto espansiva, affinché senza danno tutto possa attraversarla.”
Per molti anni il mio essere aggressivo era predominante – e sicuramente non solo in questa vita. Questa mattina, durante una meditazione, mi è stata concessa una breve visione del nostro vero essere e rivivere per un attimo, tante ere indietro, ciò che imponevo con grande amore e umiltà, un giogo a un essere umano che voleva portarlo per molti anni. L’avevo fatto con quella dedizione e beatitudine che lui mi chiese allora, e perciò potevo vivere la sua gratitudine – proprio questa mattina.
Per un attimo sono andato dietro un velo, dentro uno spazio, dove si nascondono quelle infinite saggezze e amore che sono la causa di ogni azione umana – anche se sono molto oscure. Ricevo un piccolo presentimento di ciò che viene chiamata umiltà e misericordia.
5 maggio 2001
Per molti anni ha predominato il mio essere intuitivo-intelligente. Spesso cercavo di sostituire ciò che mi mancava, in amore e auto-amore, con parole e sapienza – e nei tempi recenti con logica cosmica, saggezza divina e con legalità spirituale. So già tante cose che aiutano gli altri, ma Babadschi mi fa spietatamente sentire, che la sapienza, sì anche la saggezza senza amore non vale niente. Non lascia dubbi, che questa lacuna possa essere riempita con nient’altro che con AMORE.
Ho ricevuto l’accesso al sapere superiore attraverso l’umiltà e la fede e attraverso la parte del mio amore che è già liberato. Se i maestri hanno diviso il loro sapere con me, ora, però ho raggiunto di nuovo un limite. Babadschi ora esige
quell’amore in me e senza di esso non mi è concesso un ulteriore sapere. Questo è il motivo della mia partenza: trovare l’amore dentro di me – il mio Sé divino.
Fine del ritaglio del diario