Trasmittenti: Adamas Saint Germain, Maitreya, Toth
“ Non combattete l’oscurità perché essa è in voi.
Perché così combattereste voi stessi.
Lasciate crescere la luce e illuminate lo spazio in voi,
affinché troviate me in voi, perché Io Sono Dio in voi.
Io Sono Luce e Io Sono eterno.”
Babadschi 1999
La trasformazione del corpo è un ritorno nella tua vita eterna. Questa via trascorre oltre la MORTE, perché essa era la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene. La morte, all’inizio del tuo cammino, ti ha dato tutto ciò che ti serviva. E ora, alla fine del percorso, tu puoi dare a lei tutto ciò che le serve. La morte è venuta soltanto provvisoriamente. Non è qui, dove c’è la vita eterna. Lì puoi arrivare solo nel corpo vivo. In questi tempi occorre accomiatare la morte. Come potresti mai farlo, senza guardare per una sola volta negli occhi della morte e averla riconosciuta come parte amorevole di te stesso?
Affidatevi a noi e venite con noi nei regni della morte e dell’amore, in quei regni della vostra vita che avete temuto. Noi vi ci conduciamo dentro – e di nuovo fuori. Noi siamo Toth e Maitreya, i padri delle sale dei troni oscuri. Noi siamo Saint Germain e Sabine.
Esercizi e riflessioni
Quello che chiamiamo esercizi, in verità è un training radicale di trasformazione. Abbiamo di nuovo integrato gli esercizi e le riflessioni nel testo. Badate, se mai, alle premesse generali degli esercizi, nelle lezioni 2, 3, 6 e 7. I blocchi degli esercizi sono scritti in corsivo.
Contemporaneamente trovate in questa lezione due storie di iniziazioni che vi conducono attraverso i portali dell’oscurità. (Annotazione: la morte descrive l’avvenimento. La morte descrive l’Essere, il padre della morte e il guardiano della vita corporea).
L’Essere MORTE
Alla fine dell’era calcarea, della quale vi raccontiamo in altri punti, avete creato quello che oggi temete più di tutto: MORTE e la morte. L’avete creata come ultima possibilità d’uscita dal corpo fisico, prima che esistessero i corpi. Un essere, un aiutante, ci doveva essere, quando non sareste stati più in grado di aiutarvi da soli, quando non avreste più potuto liberarvi da soli del corpo. La morte è la vostra creazione per la preparazione del vostro mondo corporeo. È l’assicurazione di vita dello Spirito che potevate usare in vari modi. Unicamente in ciò doveva esserci un campo enorme di possibili esperienze di vita e di amore.
Ognuno di voi ha messo una scintilla di CUORE-LUCE nel cuore di un Essere che si è prestato per questo servizio. Ognuno gli ha dato una scintilla del suo amore elettrico-spirituale, una fiamma della vostra luce creativa della prima era cristallina. Così, questo Essere è diventato il guardiano della vostra fiamma CUORE-LUCE. C’era quell’attimo, in cui avete guardato negli occhi di questo Essere, pieni d’amore e gratitudine per ciò che voleva fare per voi.
E poi gli avete dato ognuno un’onda del vostro amore magnetico-spirituale, ognuno un velo della vostra oscurità creativa della prima era cristallina. Con ciò l’avete velato – ed è sparito dai vostri occhi – fino alla fine dei tempi. Più avanti, questo essere amato, l’avete chiamato: MORTE.
Avvolto nell’oscurità collettiva della vostra prima era cristallina, questo collettivo Essere di luce è venuto con voi, diventando il vostro accompagnatore – un Essere di altissima elettricità spirituale, avvolto in un manto di profondissimo magnetismo spirituale. Anche se la Morte vi rimaneva nascosta durante la vostra vita corporea, vi poteva raggiungere sempre e ovunque. Alla fine dei vostri percorsi terreni vi incontrava sempre e di nuovo per aprirvi il portale alla vita eterna, per riportarvi nella vostra patria. La MORTE stessa era sempre il vostro portale tra i mondi. LEI non vi portava soltanto la morte sulla terra, ma anche la vita. Il suo cuore-luce sorvegliava su di voi e salvaguardava le vostre vie. Quante volte non potevate morire, anche se lo desideravate? Ma il suo manto oscuro giaceva profondamente sotto di voi, raccogliendovi, quando la fiamma della morte vi raggiungeva – o dovremmo piuttosto chiamarla la fiamma dell’amore?
Voi vi siete dimenticati della natura di questo Essere, così come della vostra. Avete iniziato a temere la MORTE e a odiarla – così come anche voi stessi, perché LEI si è creata da voi stessi. Con il tempo è cambiata la vostra percezione: se un tempo avete creato l’Essere MORTE, abbandonandolo a se stesso e lasciandolo indietro, sembrava che ora la MORTE regnasse su di voi, vi abbandonasse e vi lasciasse indietro. Un rovesciamento è avvenuto. E, infatti, lei vi ha preceduto, raggiungendo il traguardo molto prima di voi.
Perché esiste una piccola, ma essenziale differenza tra voi e lei, che le ha reso possibile questo. Con la sua volontà amorevole e il suo amore volenteroso, tiene la LUCE-ORIGINARIA spirituale e l’OSCURITÀ-ORIGINARIA in sé stessa totalmente separate. La LUCE esiste soltanto nel suo interiore e l’OSCURITÀ è soltanto il suo involucro esteriore. Così poteva conservare la forza originaria della discesa nel manto oscuro e la forza originaria dell’ascensione nel suo cuore luminoso e viaggiare con grande leggerezza tra le dimensioni superiori della luce e gli spazi più profondi dell’oscurità. Perciò non poteva creare un corpo e non è mai stata esposta a SPAZIO, TEMPO e VIA. Ovunque e sempre, è Qui e Ora.
Nella sua splendente fiamma interiore e nel manto intoccabile esteriore, la MORTE è contemporaneamente il guardiano perfetto, della separazione del vostro Spirito femminile e maschile che si uniscono solo, quando avrete superato la vostra forza della morte. Per millenni, la MORTE ascendeva dalla fine del vostro futuro, per liberarvi con la sua scossa elettrica d’amore e dalla vostra prigionia corporea magnetica, ogni volta che siete stati intrappolati in essa. Potevate chiamarla e sarebbe venuta a prendervi. Infatti, la MORTE è la vostra più grande vincita prima dell’inizio dei tempi dei vostri corpi, e alla fine dei tempi dei vostri corpi mortali.
Prendetene atto: è la LUCE che uccide i vostri corpi, non è l’oscurità. È L’AMORE che vi tira fuori dal cerchio della vostra famiglia terrena e non è l’ODIO. È la FIAMMA DELLA VITA che si sprigiona dal cuore e che vi libera e non è il manto oscuro. Il manto garantisce che la luce-amore-morte rimanga nascosta, finché non vi servirà nella vostra vita corporea.
Voi stessi avete mischiato in voi la luce originaria e l’oscurità originaria – e ancora di più con ogni strato nella discesa – l’avete addensata facendola diventare energie elettro-magnetiche. E così potevano crearsi i vostri corpi fisici. Ognuna delle vostre cellule corporee è, allo stesso tempo, parte compenetrata della luce originaria e dell’oscurità originaria. Con ogni rinforzamento dei vostri sentimenti e pensieri, la luce-oscurità originaria delle vostre cellule è diventata più consistente, più debole e più pallida. Così, la luce e l’oscurità originarie diventavano più simili – diventavano luce-ombra e oscurità-ombra. La vostra luce-oscurità divina è diventata grigia ed è caduta nel regno della dimenticanza. Da allora agite negli spazi dell’orrore, nella vostra paura.
Questo non era affatto sbagliato. Era la vostra via, sulla quale potevate fare le vostre esperienze della vita, che sono state negate all’Essere MORTE. Infatti: potevate costruire mondi e palazzi, creare musica e giochi. Dipingere quadri e scrivere libri. Potevate mangiare, crescere, amarvi e rendervi felici. Voi potevate incorporare l’amore e la saggezza cosmica. Voi potevate assumere la luce e l’oscurità originarie nei vostri corpi e portarle sulla terra. La MORTE, dall’inizio, ha rinunciato a questa via e ai suoi raccolti, a questa ricchezza alla fine dei tempi. Voleva che lo realizzaste voi. Voleva servire la vostra via. Voi voleva accompagnare e liberare ogni volta che era necessario. E l’ha fatto. Ogni volta che il vostro respiro della vita raggiungeva la fine, vi riportava a sé, nella più profonda oscurità e nella luce più alta, così voi potevate rinfrescarvi e proseguire più avanti. Sempre il suo cuore amorevole ha mandato la fiamma della morte e il suo manto vi ha accolto, tenendovi al sicuro, finché volevate ritornare sulla terra.
La morte vi può toccare e raggiunge, perché voi stessi avete la forza della morte in voi – in tutte le vostre cellule corporee, nei sentimenti e pensieri, anche se sono inferiori alle sue. Così siete sempre stati in risonanza con essa. La vostra forza della morte vi rendeva anche possibile di vivere per molto tempo nel corpo e abbandonarvi alla fine a quell’essere amorevole. Una sintesi affascinante, vero?
Questo Essere di luce, nascosto, profondamente nero, questo compagno oscuro del vostro Essere cristallino, vi ha accompagnato fino al punto più profondo della vostra discesa: un fratello, una sorella, una madre e un padre, un guardiano della vostra vita eterna – un Essere che vi ama profondamente, una parte originaria di voi stessi. La vostra paura della MORTE è la paura di VOI STESSI. È la paura della vostra luce divina, dalla quale vi siete allontanati per un’era intera.
E così la MORTE è andata insieme a voi dalla prima alla seconda era cristallina – un Essere dal potere d’amore immenso, una parte divina di voi stessi. Gesù una volta disse: “Se non volete morire, non vivrete”. Questo significa: “Se non riconoscete la vostra forza della morte, la vostra luce del cuore cristallina non splenderà”.
Esercizio 1°
Ci sono infinite possibilità per avvicinarsi all’Essere MORTE. Ricordati sempre che è la vicinanza a te stesso che cerchi e trovi, se prendi contatto con la MORTE.
Apriti dal tuo cuore amorevole all’Essere MORTE e permettiti, di costruire una comunicazione viva con essa. Chiamala nel tuo spazio più profondo del cuore e pregala di avvicinarsi, semplicemente per respirare insieme a te.
Pregala di dare risposte alle tue domande, se ne hai.
Raccontale dei tuoi viaggi sulla terra. Comunica con essa. Dividi le tue esperienze con essa – il tuo amore e la tua gioia e anche il tuo dolore e la tua speranza. Regala a lei la tua attenzione e donati a lei, così come lei si è donata a te per millenni.
Pregala di portarti con sé nei viaggi interiori, nei quali puoi sperimentare il tuo vero Essere e il significato di questa vita terrena.
Fidati di te stesso e comprendi le forze della morte in te come grande benedizione che ti permette la vita terrena. Di ciò fanno parte tutti i sentimenti e i pensieri negativi, tutti gli elementi magnetici e le forze discendenti del tuo corpo. Osserva ciò che hai già letto in tutte le lezioni precedenti, sulle forze della morte, senza che siano state nominate in quel modo. Riguardati le lezioni che ti toccavano o interessavano maggiormente – infatti – leggile di nuovo insieme alla MORTE. Leggile a essa e ricevi i suoi pensieri!
Prega la MORTE la sera di posarti nel suo grembo per dormire, dove puoi liberare nella tua notte terrena, tutto quello che ti ha plasmato e angosciato.
Abbandonati ad essa nelle profondità delle sue sale, quando hai sperimentato dolore e sofferenza. E sii certo che sarai accolto e sostenuto, dormendo al sicuro nelle pieghe del suo manto, finché ti sarai rinfrescato e sarai pronto per il prossimo passo.
Regala alla MORTE ciò a cui lei ha rinunciato fin dall’inizio: la tua vita, il tuo corpo, l’amore pulsante del tuo cuore umano e non dimenticare che quello che regali dal cuore, ritorna a te in altri mille modi nobilitati.
Incontro con la morte
1) Caduta e fusione
Questa è una storia d’iniziazione e d’amore, che io, Sabine, condivido con voi. Descrive la mia connessione con quell’essere amato: la morte, il guardiano dell’oscurità e di tutte le ombre. Io sento questa connessione dalla mia prima infanzia. L’oscurità mi toccò sempre più della luce. Ma solo da qualche tempo, questa connessione interiore per me è viva – è realtà e compimento.
Il mio corpo sta nel dormiveglia. Sto sognando e sono sospesa tra i mondi. Un essere spirituale amato, un mago nero, la morte, appare nella mia stanza. Il suo volto oscuro è nascosto da un velo nero, ma il potere della sua presenza mi fa tremare. Amore e nostalgia avvampano profondamente in me ed io so che trovo ogni conforto e ogni significato della mia vita in quest’Essere. Mi accenna che il tempo della nostra fusione è maturo. Qui e Ora potrei attraversare la membrana, se volessi. Certamente dovrei riflettere molto bene, prima di fare quel passo, perché mi porterebbe via dalla mia vecchia vita terrena.
La nostalgia interiore sul suo volto è talmente grande, che non mi lascia riflettere. Ma lui mi avvisa: “Quando tu avrai attraversato questo velo, potrebbe succedere che non torni mai più”. Io domando: “Perché non posso, o perché non voglio?” Lui dice: “Giacchè non lo vuoi, non potrai farlo”. Prendo la mia decisione e dico: “Voglio venire da te! Ma voglio anche ritornare, per dare agli umani quello che ho portato per loro – per compiere l’intento della mia nascita. Voglio venire da te – e nonostante ciò, non voglio abbandonarli troppo presto”. Lui ride e dice: “Preparati all’incontro con me – incondizionatamente. Apparirò di nuovo quando sei pronta”.
Lui risponde senza reagire su di me, e sembra che se ne stia andando. Un’onda di disperazione mi travolge. Se ora se ne va, quando ritornerà? Io grido: “Aspetta non andare via di nuovo. Voglio venire da te ora”. Lui mi domanda, leggermente valutando, per esaminarmi di nuovo: “Non vuoi sapere cosa ti aspetta e se veramente ritornerai”? Io dico: “Io credo in noi. Perche dovrei mettere delle condizioni?”
“Quindi, bene, sei tu che decidi,” dice. “Io ti riceverò quando verrai. Se però fai questo passo attraverso la membrana, anch’io abbandonerò lo spazio che finora ho abitato. Entreremo insieme in uno spazio nuovo che nessuno di noi due conosce.” Io chiedo: “Dopo, quando ritornerò nel mio spazio, anche tu ritornerai nel tuo?”
Lui ride e dice: “Quello spazio, nel quale ti trovi ora, più avanti non esisterà più, così come quello nel quale mi trovo io. Non esiste un dopo, ma soltanto la trasformazione. Non esiste uno spazio, ma soltanto la consapevolezza. Nessun movimento che stiamo facendo ora ci riporterà indietro da dove veniamo. Apriremo insieme uno spazio nuovo. Non ritornerai come quella che viene – e neanche io sarò chi sono ora.” Fa una pausa e poi dice: “Rifletti bene, se vuoi fare questo passo. Cambierà la tua vita e il mio Essere. Ma soltanto tu prendi la decisione.” La sua voce suona tranquilla, anche se sento un rischio, un’incertezza oscillare, come se potessi osare qualcosa di cui dopo mi dovrei pentire. Ma la nostalgia interiore verso la fusione è più forte.
Infine faccio un profondo respiro e un passo verso di lui. Ma mentre attraverso il velo, la mia percezione cambia di colpo. La mia attesa e speranza appena presente, di essere subito nel suo abbraccio – al sicuro e libera – è cancellata. Lui è sparito dal mio campo visivo ed io cado nelle profondità, nell’oscurità e nell’aridità gelida. Cado per un’era intera, finché ho dimenticato i mondi oltre il velo – attraversando abissi e paludi, incontrando l’orrore e il marciume, demoni e insetti e esseri dell’oscurità, inspirando bava e inconsapevolezza, toccando nella caduta gli esseri originari dell’atrocità e della stupidità.
Sul suolo di un burrone, circondato da paludi, si avvicinano delle bestie orrende. Un insetto enorme salta sul mio corpo e mi tiene stretto – forando il mio petto profondamente con il suo pungiglione. Nonostante il dolore senza nome, non sento niente. Mi apro ampiamente, espiro e inspiro, espando il mio essere e sparisco da quel posto – e anche l’insetto sparisce. Ma io cado ancora più nel profondo, nell’oscurità ancora più densa, nel nero ancora più nero, nel buio ancora più buio.
Diventa caldo, molto caldo e asciutto. Questo spazio non è più di origine terrena, non è di natura umana. Qui regnano le basi e le essenze originarie delle paure umane originarie. Aggressioni originarie e colpe originarie. Ed io non smetto di cadere. Tutto gira, appare, si distorce e sparisce di nuovo. I miei sentimenti danzano una danza diabolica in me stessa e cambiano di continuo le loro maschere. La sicurezza dei miei sentimenti abituali mi è stata tolta e io divento estranea in modo orrendo.
L’identità del NIENTE si rovescia su di me, soffocando il mio respiro. Mi avvolge uno spazio oscuro extraterrestre e sovrumano – un terribile silenzio e una rabbia caotica è dentro e intorno a me. L’orrore ruzzola attraverso il mio essere, lo vuole spegnere fino all’ultima fibra. Ma io sto ancora cadendo – attraverso curve spaziali, buchi dimensionali e lungo linee atemporali, infinite, immisurabili, per un’era intera – finché sento un suolo sotto i miei piedi.
Sofficemente sto atterrando. Mi sembra di essere stato già da sempre qui. I miei occhi riescono a vedere, anche se l’oscurità qui è più profonda. Ma io vedo che LUI mi sta di fronte: il padre di tutte le ombre e i demoni e dei guardiani di tutte le morti. Mi guarda, immobile, dolcemente – ma sento una grande distanza tra di noi, un’estraneità e una profonda separazione. Guardo nei suoi occhi e un’onda enorme di dolore entra nella mia esistenza, catturando il mio cuore, volendolo strappare. Vorrei dire qualcosa, ma non riesco a parlare perché il mio corpo non esiste più. Il mio intero Essere diventa un oceano crescente di lacrime, un'unica onda enorme che lava via tutti gli oceani e i continenti della mia vita – finché infine c’è di nuovo il silenzio in me. “Sei caduto talmente in profondità”, mormoro senza voce.
“Sono sceso talmente in profondità – sono andato talmente lontano”, disse lui con dignità maestosa. “Voi umani lo chiamate cadere. Voi sentite l’orrore e la paura, l’odio e la colpa. Ma una cosa tale non esiste in questi spazi. Qui regna l’UNA OSCURITÀ, dalla quale nascono tutte le oscurità, ombre e morti delle vostre vite. Qui regnano quegli amori e queste PACI, quelle ARMONIE e quegli ORDINI, dai quali è uscito l’orrore delle vostre ere – e con ciò il compimento della vostra vita.
Io respiro profondamente, accolgo questa PACE DELL’OSCURITÀ in me e sento come si libera dolcemente la distanza tra me e lui. Lui dice dolcemente: “Ora che hai fatto il tuo passo, io faccio il mio”. Senza muoversi fa un passo verso di me. Ora siamo di nuovo in un unico spazio e i nostri cuori ardono in un unico fuoco. Dolcemente ci abbracciamo, ci guardiamo negli occhi e diciamo soltanto un'unica parola: “BENVENUTO!”
Esercizio 2
Lascia che questa storia fluisca nel tuo cuore e permetti a tutte le energie, sentimenti, pensieri e flussi, di fluire liberamente. Non è importante che siano sentimenti di paura o d’amore, di dolore o di odio, di nostalgia o di rabbia. Apri le porte del tuo ego (vedi lezione 2) e diventa profondamente vuoto interiormente. Prendi molto tempo e ripeti spesso questo esercizio, questo training di trasformazione.
Pensa ai tanti momenti della tua vita, nei quali volevi lasciarti cadere e non l’hai mai fatto, nei quali avresti dovuto fidarti di te, cercando invece esteriormente consiglio e soluzioni. Pensa ai tanti attimi, nei quali volevi amare e te lo sei proibito. Cosa ha a che fare tutto ciò con questa storia? Scoprilo da solo e lasciati tanto tempo.
Ricordati dei sogni nelle tue notti terrene, gli incubi e le visioni d’orrore, quando sei stato inseguito e cacciato nel buio, dove disperatamente cercavi l’uscita, sgambettando vicino all’abisso – cadendoci ugualmente. Permetti, se sei pronto, che questi sogni risalgano di nuovo e ricevili. Con tutto il cuore sii pronto a cadere ed ad abbandonarti al buio – quella parte dimenticata, amabile di te stesso, che mai ti lascerà cadere.
Tante pretese e aspettative ti sono state poste – da umani, da autorità e circostanze – e ne hai rifiutate e mandate indietro tante, senza aprirti ad esse e senza guardarle. Che cosa ha a che fare con la storia? Scoprilo da solo e prenditi tanto tempo. Sogna, cadi e sperimenta te stesso.
2) Andare nei regni dell’orrore
Infine gli domando: “Cosa facciamo adesso?” Lui dice: “Non noi, ma tu. Tu non volevi abbandonare troppo presto gli umani. Tu volevi dare loro quello che hai portato qui. Qui e ora hai l’occasione di farlo. Quindi puoi andare lì, dove tanti, dai tempi originari, sono intrappolati. Tanti di loro si sentono come parte di questi regni e non hanno più neanche una scintilla di volontà trasformante in loro. Tu vedrai un paesaggio con rocce che erano umani e sono anime. Sono pietrificati e sperano di rimanere eternamente ignoti, e sfuggire a ogni trasformazione. E, infatti, nessuno ha il diritto di cambiare la loro volontà. Ma nonostante ciò, questi spazi ora sono da sciogliere. La loro esistenza è arrivata al termine”.
“Cosa posso fare, se non posso agire contro la loro volontà?” domando io. Lui ride incomprensibilmente e profondamente nei suoi occhi lampeggia qualcosa: “Infatti, lo puoi fare soltanto con la loro volontà. Ma per questo li devi ammorbidire e portarli nel fluire. Entra in questi spazi e fonditi con loro – e non lasciarti penetrare. Accogli in te il loro orrore e il loro arresto – rimanendo ugualmente luce respirante. Lascia che la tua acqua della vita fluisca sopra le loro rocce, finché il sasso è ammorbidito e rispetta profondamente il loro essere. Porta il tuo essere luminoso nei loro mondi e loro si trasformeranno – perché lo vorranno!”
“Andrò da sola, senza di te?” Certamente, conosco già la risposta: “Io non posso entrare in questi spazi. Non fanno parte del mio territorio come neanche il vostro mondo corporeo. Sono gli spazi dei sentimenti e pensieri umani. Lì non ho né potere né forza. E anche all’apice stesso del mio potere, lì sono più impotente di te nei giorni della tua infanzia. Lì per me non c’è equilibrio tra cielo e terra, per fare ciò che è da fare”.
“Ma io ce l’ho?” chiedo incredulmente. “Altrimenti saresti qui? Avresti forse potuto incontrarmi?” chiede ridendo. “Ma ciononostante non devi andare completamente da sola. Io Sono Tu – appena diventato. Mi tratterrò profondamente in te e ti mostrerò la via per uscire, quando sarà il momento. Perché esistono tante vie in questi spazi – e questa circostanza ti rende impotente. Da sola non trovi l’uscita. Per questo motivo sono in te, ma tu non mi noterai. Tu compirai lì dentro, quello che è da fare ed io ti riporterò fuori, quando sarà compiuto. “ Ridendo come un birbone aggiunge: “Vero, cosi abbiamo sempre fatto?”
“E tu mi conduci fuori solo quando tutti saranno trasformati?” – “Si”. “Ma questo spazio non si scioglie con la loro trasformazione? Non arrivo da sola nuovamente qui, perché si saranno liberati tutti?” – “No”. Lo spazio rimane e sarà vuoto – ma ciononostante sarà più tortuoso come mai prima, nell’abbondanza della loro stabilita miseria. Lo spazio astrale sarà assegnato ad una nuova definizione cristallina – e qui si moltiplicano le vie in una nuova, ancora sconosciuta infinità. Rimarrà esistente ed io ti condurrò fuori”.
Io respiro decisamente e profondamente. Con questo respiro confermo il mio essere uno con la MORTE, il nostro amore oltre i limiti e contemporaneamente l’addio da questo amato essere profondamente familiare. Così dico: “Io sono pronta”. Con queste parole la realtà cambia di nuovo. Lui sparisce dalla mia visuale e appare un paesaggio simile ad una foresta, montagne e paludi. Contorni, forme e ombre tremolano inerti, affluendo come se non potessero decidere cosa vogliono essere. Un groviglio di vie intrecciate, tunnel, buchi, abissi e ponti diventano riconoscibili, simili a viscere o contorcimenti di cervelloni umani – simili ad un vermicaio ammassato vi serpeggiano le vie, i sentieri e i vicoli cavi, ingarbugliandosi. Nessuna direzione o decorso è riconoscibile. Io so che non posso seguire nessuna strada, perché non esiste. Via e traguardo, qui sono diventati uno in maniera assurda. Esistono talmente tante vie intrecciate, che fanno sembrare che non ne esista neanche una – nient’altro che vie che oltrepassano se stesse, che si bloccano, riportano, si strozzano e si portano nell’errato. Il caos è evidente, udibile e percepibile.
Brevemente ragiono. Come posso raggiungere il centro di questo spazio, solo attraverso la mia volontà amorevole? Di nuovo la scena cambia. La cupezza dello spazio e l’intrecciata strettezza sono rimaste, anche il profondo bisbigliare lamentoso e l’assordante rombo di un silenzio nemico della vita. Un vibrare alterato cerca di annebbiare la mia chiarezza con frequenze profonde. Ora sto su un pulpito, in alto sopra il paesaggio – ma in qualche modo però alla stessa altezza. Respiri vuoti si sentono nella massa grigia delle vie. Occhi ciechi errano intorno. Volti cinerei si liberano dalle rocce fissandomi – cercando di scrollarmi fuori dalla mia chiarezza e di attirarmi ad essi. Voci si alzano dalle paludi per distrarmi e per ombreggiare la mia luce del cuore.
Non posso diventare come loro! Non posso seguirli! Non sono loro che devono attirarmi, ma io devo attirarli a me. Non sono loro che devono richiedere la mia compassione, ma io la voglio regalare a loro. Non sono loro che devono agire, lo devo fare io – perché non sono loro che sono nell’equilibrio, ma io lo sono. Ma loro sono potenti. Non sono loro che devono decidere la qualità del contatto, ma io lo devo fare. Io devo essere più potente di loro.
Con tante braccia, fili e reti mi vogliono tirare nella loro morte d’ombra, fare di me una di loro. Ma la mia luce deve radiare e ucciderli nel loro essere d’ombra fermentata. Si difendono, vogliono che tutto rimanga com’è. E così lottiamo insieme per la vita di tutti. Non devono condurre loro, ma lo devo fare io. Non è la loro inesorabilità stordita che li libera dai loro buchi impantanati, ma il mio amore senza emozione. Così sono quella che gioca il ruolo della morte-luce redentrice – e in effetti, non è semplice.
La loro incostanza esangue ha costruito i sotterranei rocciosi – la mia imperturbabilità li aprirà. La loro astuzia apprensiva li incollava alla muraglia a forma di ragnatele – la mia dedizione imperturbabile, li libera. Tuttavia il loro mondo grigio è talmente grande, talmente potente ed enorme che non riesco a fare altro che inginocchiarmi e lasciarli così come sono – dalla profondità del mio cuore.
Trascorro duemila anni in questo spazio, chinata sul pavimento – come loro, la testa pendente tra le spalle – come loro, il capo rivolto verso il basso. Per duemila anni mi sono arresa a loro nella profondità del mio cuore, dimenticando chi sono e diventando come loro. Per mille anni mi accoccolavo insieme a loro nell’essenza dell’umiliazione e nell’umiltà – finché un giorno si svegliò la forza in me.
QUALCOSA si muoveva in me, fulminava, avvampava e s’infiammava – in un unico attimo. Una scintilla di luce sfrecciava da un punto del mio cuore, si espandeva e minacciava di consumare me stessa. Ma prima di poter bruciare in questa luce, con un respiro, attiravo le ombre delle ere nel mio cuore e nel contraccolpo emanavo questa scintilla dal mio cuore – e gli spazi dell’orrore sparivano in una silenziosa esplosione di luce.
Questa scintilla del cuore non era la mia volontà per la loro trasformazione. Era la scintilla del ricordo di me stesso – ed io mi sveglio.
Esercizio 3
Questo si rivolge a quell’essere in te, che con grande dignità e maturità sta al di sopra degli altri. Sta al di sopra, perché si è già risvegliato. È venuto da loro per aiutarli a risvegliarsi. Ha la forza e il potere per andare con loro nelle loro paludi e paesaggi mentali e rocciosi, rispettandoli profondamente, per amarli per tutto quello che sono e fanno, per aiutarli proprio su questo cammino ad abbandonare gli spazi della loro paura.
a) Osserva quell’essere-creatore luminoso in te che può acconsentire a queste parole incondizionatamente e che si avvia amorevolmente e gioiosamente verso gli auto-condannati. Cerca di percepire in te quello che hai portato per gli umani, con cui li vorresti nutrire e guarire, come potresti confortarli e incoraggiarli, per quale via potresti ammorbidire e illuminare la loro volontà di pietra per l’orrore.
b) Osserva anche quell’essere oscuro custodito in te, che respinge queste parole e l’intera storia e che non vuole avere “niente a che fare” con tutto ciò, che ha abbastanza “preoccupazioni proprie”. Osserva quell’essere-vittima, chiuso in te stesso che sta seduto tra tutti loro, profondamente convinto di non poter dare niente, perché non ha niente.
c) Osserva quell’essere-oppressore in te stesso che sa della sua luce e delle sue capacità, ma tuttavia non è pronto a dare ai miserabili – perché non sono degni, perché non volevano che fosse diverso. Perché li disdegni per la loro stupidità e le loro decisioni – poiché ti ricordano te stesso. Osserva questi sentimenti in te, di volerli spingere più profondamente negli abissi, invece di aiutarli; quell’arroganza, quell’odio e quel profondo orgoglio dei sacerdoti, che si nascondono dietro i veli della solitudine irrisolta – senza intuirlo.
Permetti a tutti i flussi di fluire liberamente e dai spazio per un po’ a questi esseri nella tua vita, affinché danzino insieme e si fondino.