SERIE DI SEMINARI: 2012 - LA SVOLTA DEI TEMPI

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Innocenza e purezza fioriscono nelle paludi del mondo

8° La morte, la vita e l'immortalità

12 - 14 novembre 2010


Breve descrizione

Nella 3° dimensione la morte aveva il compito della completa separazione tra le forme corporee e non corporee. Nel senso totale del nostro gioco della creazione e dei suoi misteri nascosti, essa garantiva questa separazione, la creava, la salvaguardava e la nascondeva. Così noi, attraverso la dimenticanza potevamo giocare dei ruoli e fare innumerevoli esperienze. Trovandoci nello spazio fisico, avevamo dimenticato la nostra patria spirituale. Trovandoci nello spazio spirituale, non eravamo più in grado di raggiungere qualcosa nella patria fisica – e tutti i progetti rimanevano fermi fino alla volta successiva. L’incorporazione dello Spirito e la creazione dell’universo fisico, poteva essere realizzato soltanto attraverso una lunga serie di sviluppi corporei, giochi di ruolo e tante ere. Una condizione di base, una matrice, era la dimenticanza. Così abbiamo attraversato tantissime volte il portale della morte e della nascita, poiché entrambi sono solo uno, lo stesso portale – e abbiamo dimenticato ciò che poco prima sapevamo.

Dalla visuale umana la morte era la fine totale: la fine del gioco, la fine della vita stessa – l’annientamento e la distruzione di Tutto ciò che abbiamo creato e che siamo stati. La morte era disprezzo e umiliazione. Essa significava, doverci lasciare le penne e depositare gli strumenti, chiudere i libri dei misteri, molto prima del compimento della nostra opera della vita. Così siamo sempre stati esseri, spinti a pensare di dover aver terminato tutto, quando sarebbe arrivato il giorno dell’addio. Ma non ci siamo mai riusciti. La morte arrivava sempre tropo presto – dal nostro punto di vista corporeo. Ma in verità è sempre arrivata puntualmente! E spesso era la liberazione dal dolore, dall’oscurità, dalla prigionia e dalla miseria, quando eravamo rimasti intrappolati nella nostra premura di creare! Il significato superiore di questa esperienza di distruzione sta nel fatto, che tutto il perduto sulla terra, nei cieli è ottenuto ed integrato nello spazio spirituale della nostra vita eterna.


La morte d’ombra
Tante esperienze di violenza e contro-violenza hanno creato nel tempo la paura della morte, che già dalla nascita abbiamo assorbito attraverso il latte materno. Le nostre vite diventavano un continuo scansare la morte: una permanente difesa, assicurazione e prevenzione – per la sottomissione della vita alla morte. Così la morte di luce diventò morte d’ombra. Non eravamo in grado né di accettare completamente la nostra vita, né di rilasciarla totalmente e così siamo diventati non-viventi e non-morti, non importa, se eravamo nel corpo o senza corpo. Per ere intere ci trovavamo sospinti in mondi astrali di mezzo e nella penombra della grigia quotidianità, non avendo il coraggio né di andare avanti né di andare indietro. La nostra vita corporea diventava inerte e rigida: è diventata un periodo lungo e complicato di paura e fuga dalla morte, di lotta contro la morte. Si uccideva persino, per sfuggire dalla morte propria. La magia nera qui possedeva la sua faccenda centrale: di prolungare la vita stessa o addirittura renderla immortale, attraverso la morte di altri. Ma questo non poteva riuscire, perché ogni vita era immortale. Così, con la nostra evoluzione della vita eravamo sempre spinti verso la morte: verso la fine del vecchio gioco, verso la liberazione dalla vecchia matrice della separazione. Nella 3° dimensione la vita infine era coniata dalla morte d’ombra e dalla vita nell’ombra: da pensieri ambigui e sentimenti contraddittori. La vita e la morte sono diventate sempre più simili.


La morte di luce
Nella svolta dei tempi apparve di nuovo la morte di luce. Ci prese la paura della morte, mentre ci lasciava guardare attraverso i veli e ci mostrava come anche lì regnasse la vita. Essa apriva il suo portale dorato, che non solo i morti possono attraversare per andare negli spazi incorporei, ma anche noi stessi. Così possiamo accompagnare fino al “ponte dei fiori” chi non ritorna e, sulla nostra via di ritorno nel mondo corporeo, portare desideri, messaggi e paternità spirituali (vedi lezione 17). La morte è uno dei portali, attraverso il quale ci conducono i viaggi spirituali, attraverso il quale sono possibili la comunicazione e l’agire spirituale.


Con la morte è cresciuto l’albero della vita
Con la morte dei nostri corpi, le nostre esperienze della vita animico-spirituale sono salite verso l’alto nell’anima superiore e nei regni cristallini, mentre i campi immortali della nostra aura rimangono nella Cronaca-Akasha sulla terra. Perché esse non sono solo parti del nostro corpo umano, ma anche parte dell’aura terrestre, dell’aura collettiva dell’umanità e dello Spirito del tempo. Le esperienze fisiche sono scese in basso con il corpo nella terra, affondati nella profondità, fusi con elementi planetari, regni e spazi spirituali, aspettando il giorno del loro ritorno. Oggi i paesaggi ci sussurrano i nostri vecchi ricordi.

Tutte le informazioni un tempo ispirati dalla vita sono diventate materia spirituale – una parte inseparabile della nostra integrità spirituale nel cosmo e nel pianeta. Ogni volta le riportavamo sulla terra potendo da un lato incominciare da capo, sviluppare nuovi progetti e dall’altro continuare con i nostri progetti evolutivi a lungo termine. Con l’aiuto della morte abbiamo creato in questo modo, qui sulla terra, un’incalcolabile molteplicità di vite, materia e intelligenza.

Così si sono creati i nostri alberi della vita, nell’alternanza ricorrente della nascita e della morte. Con ogni morte conficcavano le loro potenti radici più profondamente nella terra e con ogni nascita le loro corone magnificenti si estendevano più in alto nei cieli. Nella svolta dei tempi i succhi oscuri delle radici iniziarono ad ascendere e le forze luminose delle corone a discendere. Tutto ciò che un tempo abbiamo perso, fluisce tornando a noi. Respiriamo verticalmente e riceviamo le saggezze un tempo decedute delle nostre vite passate!


L’immortalità vecchia e nuova
La vecchia immortalità è una forma d’essere naturale dell’anima e dello Spirito. Regnava anche nei tempi della separazione e della morte, senza che la potessimo riconoscere. La nuova forma dell’immortalità si riferisce al corpo. Quando la vita respirante non dipende più dalla volontà contraddittoria dell’Ego, bensì dalla volontà dello Spirito-Anima cosmico, il corpo non morirà più.


Temi:
Origine e significato della morte
Sulla morte di luce e sulla morte d’ombra
L’apertura dei veli della morte
Viaggi spirituali attraverso i veli della morte
Comunicazione con la morte e con gli umani defunti