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Il sogno del cobra
Un serpente bianco sta nella mia mano. È molto giovane, lungo e sottile. Lo guardo e qualcosa in me sa che è un Cobra che ora crescerà velocemente.
Il mio sentimento di tenerezza iniziale verso questa creatura è sciacquata via da un onda di paura. La paura e le vecchissime aggressioni si accoppiano nuovamente e dicono: “Diventerà pericoloso quando sarà grande. Uccidilo ora!”
In nessun caso lo voglio uccidere, però vorrei liberarmi da esso. Angosciata lo butto dentro uno spazio, sbatto la porta e giro la chiave nella serratura. La parete verso questo spazio è fatta di legno e di vetro.
Perciò riesco a vedere cosa si svolge all’interno. Nell’attimo in cui il serpente cade per terra, intorno a lui, inizia un grande brulicare di ragni, formiche, aselli e piccoli scorpioni. Erompono e strisciano, uscendo in massa da tutte le fessure del pavimento.
Un terrificante orrore mi travolge. Diventano sempre di più. E poi vedo che sotto la parete di legno è aperta una fessura, attraverso la quale i primi ragni sono già entrati nel mio spazio, diretti verso me.
Nel pieno panico li calpesto a morte e chiamo il proprietario della casa, affinché mi aiuti a incollare la fessura. Ma per gli ultimi centimetri manca la fascia. Qui, la fessura rimane aperta e diventa più larga.
Gli insetti arrivano in massa verso me. Avevo giurato di non uccidere più nessun animale quanto piccolo o orrendo possa essere. Ma ora, in quest’attimo, li calpesto lo stesso. Sono il panico e il disgusto che mi guidano e soltanto in modo spettrale vedo che ogni ragno pestato suscita un dolore pungete in me. Il Cobra, in breve tempo è cresciuto un bel po’. Il suo aspetto moltiplica la mia paura. Io mi sveglio.
Per tanti giorni regnano due forze in me che sembrano lottare insieme. Sono: la PAURA DI e la NOSTALGIA VERSO, l’oscurità. Una parte in me vuole stare seduta in questo spazio e diventare UNO con esso. Una parte in me sa che il serpente incorpora la luce e gli insetti, l’oscurità – e che entrambi sono in me, cercando la liberazione.
Dopo giorni guardo di nuovo in questo spazio interiore e – che spettacolo! Il serpente nel frattempo è diventato molto grande. Il bianco della sua pelle luccica e splende nell’oscurità grigia. Lui sta a forma di cerchio sul pavimento e nel suo anello corporeo sta accartocciata una piccola bambina dormiente. Una voce dice: “Tre giorni e tre notti la bambina dormirà nel cerchio del serpente e poi si sveglierà”.
Il pavimento è nero d’insetti che strisciano sopra il serpente e la bambina, anche se i loro corpi non sono toccati. Evidentemente stanno in un’altra dimensione. Solo ai miei occhi sembrava che stessero nello stesso spazio.
Decido consapevolmente di entrare ora in questo spazio della paura. Nell’attimo di questa decisione mi ricordo della sfera di luce che un giorno uno scarabeo bianco fece rotolare verso di me.
Una voce interiore mi dice: “Sono venuto da te per essere ricevuto. Mi dono a te. Ma ciò che ti abbiamo dato ha bisogno del tuo ricevere. Ricevi consapevolmente e volenterosamente!” Di colpo mi è chiaro che finora non ho accolto volenterosamente la sfera di luce, semplicemente perché non mi sentivo degna. E all’improvviso si trova nelle mie mani.
Io entro a piedi nudi dentro lo spazio. Nessun animale è toccato dai miei piedi. Il Cobra e la bambina sono spariti. Sono sola con le creature dei miei sentimenti e pensieri. Mi siedo in mezzo nello spazio sul pavimento, proprio lì, dove dormiva la bambina piccola. Nessun animale mi tocca. La sfera di luce sta nelle mie mani. La poso sul mio grembo, chiudo gli occhi e respiro profondamente.
Infine apro gli occhi e vedo il grande serpente bianco che si è arrotolato intorno al mio corpo come prima intorno al corpo della bambina. Percepisco un tremendo formicolio nella pancia, come se ci fossero tutti i ragni, formiche, scorpioni e aselli nel mio corpo. Il Cobra posa la sua testa sul mio grembo, direttamente davanti all’ombelico - e lentamente, quasi immobile, entra attraverso la parete addominale nel mio spazio interiore, nel mio corpo che si apre ampiamente. Tutte le creature striscianti si sciolgono e spariscono senza tracce.
Lentamente il serpente sale dentro il mio corpo, su dallo stomaco e avanti nel cuore. Il mio corpo è elettrizzato e la sua densità smette di esistere. Il serpente sale contemporaneamente all’esterno del mio corpo, davanti a me. La sua testa ora è posata sul mio petto ed io le metto le mani sopra e la accarezzo dolcemente. La tenerezza dell’inizio ritorna.
Ancora sta crescendo. Il suo corpo diventa più spesso e più lungo e infine sta come anello doppio intorno al mio corpo. Ora sale in alto, sulla mia schiena, contemporaneamente dentro e dietro la mia colonna vertebrale. Non tocca la mia testa, perché è il COSMO.
Nello spazio-cuore dell’anima
Chiudo gli occhi, respiro profondamente e lascio andare ciò che finora incise la mia vita. Mi apro e lascio fluire liberamente tutte le correnti. Rilascio la densità del mio corpo, divento leggero e ampio. Semplicemente decidendolo, accade. Io apro il mio cuore ampiamente e scivolo attraverso la parete muscolare nell’interiore. Da qui manca solo un respiro, un passo, attraverso la membrana che mi separa dallo spazio-cuore della mia anima.
Io faccio quest’unico passo – e mi ritrovo in un grande spazio a forma di cerchio. Trentadue colonne di luce reggono un tetto a forma di cupola e nello Zenit splende la luce trascendente, attraverso un’apertura rotonda.
Un essere mi sta aspettando. Mi guarda negli occhi e tace. Io lo ricevo nel mio sguardo e nel mio respiro e ascolto le sue parole: “Trova la tua dignità. Sii eretta e veritiera. Respira l’elevatezza. Sta in te: Risvegliala nel respiro – Qui e Ora nel tuo cuore, a Shambhala, e portala sulla terra.
Tu sei Qui e lì. Tu sei Spirito e Corpo. Tu sei figlia e figlio, madre e padre, sorella e fratello. Tu sei debole e forte, chiusa e aperta. Tu sei dura e dolce, oscura e luminosa.
Anche se questo, alla tua mente sembra sconcertante, sappi: proprio in questo sta la tua forza che deve renderti consapevole, prima che tu possa usarla.
Tu sei un essere dell’UNITÀ. Soltanto il tuo corpo si trova nel regno del DUE. Viaggia tra i mondi. Cammina tra i contrasti, avanti e indietro. Porta l’Uno dall’Altro e l’Altro dall’Uno.
Connetti i mondi. Non pretendere l’UNO e non respingere l’ALTRO. Questo non è né il tuo intento né il tuo incarico. Non cercare nell’esteriore, ma trova in te stesso.
Noi ti accompagniamo nei nostri spazi, se tu lo permetti. I nostri spazi si sono espansi. Sono ovunque dove sei tu. Se ti trovi qui, a Shambhala, nel tuo cuore, noi teniamo la chiave in mano per te. Se sei sulla terra, nel tuo quotidiano mentale, sei tu che tieni la chiave in mano. Vieni spesso nei nostri spazi, nel tuo cuore. Rinfrescati e rinforzati.
Tu ci hai permesso di interferire nella tua vita e noi l’abbiamo fatto. Tu ora creerai spazi nuovi, andrai per vie nuove, costruirai strutture nuove. Accederai su livelli nuovi con gli umani e porterai dimensioni nuove sulla terra. Sii d’accordo con tutto ciò che è. Il tempo è maturo per il prossimo passo.
A questo punto ti domando – e rivolgo la mia domanda al tuo cuore: Sei pronto, a rilasciare TUTTO ciò che ha condizionato la tua vita finora? Sei pronto a vivere INCONDIZIONATAMENTE? Sei pronto a lasciarMI andare? Così aspetto il tuo SI. Ma prima entra nel tuo cuore spirituale. Lì qualcosa aspetta di essere scoperta.
L’essere tace. E il prossimo respiro mi porta attraverso una membrana, in uno spazio atemporale – nello spazio-cuore dello Spirito.
Qui trovo un cerchio di tre per sette esseri di luce – figure, irradiazione e movimento di bellezza eterica. Volti femminili e maschili sono incorniciati da capelli dorati e i loro esili e grandi esseri sono velati con abiti azzurro fluenti.
Tra ogni sette di loro ci sono tre esseri con capelli neri lungi che luccicano come la seta. Loro portano abiti bianchi riflettenti con cinture dorate. I loro visi sono giovani e vecchissimi contemporaneamente, maschili e femminili, estranei e ciononostante familiari.
Una luce trascendente fuoriesce da loro, fasciata in raggi potenti e contemporaneamente fluenti nei veli nebulosi – Spirito di luce maschile e femminile.
Sono seduta nel centro del cerchio e i loro occhi sono puntati su di me. Regna un silenzio senza parole. Un amore indescrivibile fresco e impersonale si espande nello spazio. Io sento consistenza e un fluire infinito, concentrazione e scioltezza, forza e infinita tenerezza. Io sento l’essere e l’infinito non-essere.
Silenziosamente sto seduto nel cerchio dei miei fratelli e sorelle e la loro attenzione è rivolta totalmente su di me. Le mie mani stanno sul mio grembo e tengono la sfera bianca.
Intorno a noi regna una profonda oscurità, piena di vita e forza, piena d’amore e dolcezza. A forma di cupola s’inarca sopra di noi e irradia conforto, sicurezza e brillantezza – dentro un tempo atemporale e in uno spazio aspaziale.
Da qualche parte luccica uno scarabeo bianco e mi vengono in mente gli Egiziani, la congregazione degli Elohim. Intorno a me giace un Cobra bianco nel cerchio. Il suo busto sta eretto dietro la mia colonna vertebrale. La sua testa giace dietro la mia.
Un vescovo bianco appare. Mi porge il suo bastone bianco che è simile al serpente. Io lo prendo. Sì, lo ricevo consapevolmente, volenterosamente e con gratitudine, perché io sono degna.
E in quest’attimo, in cui tengo il bastone nelle mie mani, sento la voce del Cobra, profondamente in me: “È perfetto – e adempiente – per quell’evoluzione della terra e dell’umanità, se respiri PER TE STESSA e IN TE STESSA. RESPIRA TE STESSA! Questo è necessario e sufficiente. Non devi inviare la luce. Non devi fare niente nell’esteriore, perché nel tuo corpo è presente l’intero universo. SII IN TE, E COLMA TE STESSO, TOTALMENTE CON TE STESSO”!
Mentre ascolto queste parole,
accade qualcosa di inaspettato.
Io alzo lentamente la sfera di luce bianca,
e la poso sulla mia testa,
al posto della mia testa –
e il mio corpo
si espande
infinitamente.
Lui è vuoto, ampio e libero.
Nello spazio-cuore dello Spirito
Il gorgheggiamento degli uccelli penetra da lontano nel mio orecchio, profumi delicati si avvicinano ed io li respiro profondamente. Mi trovo in un altro mondo. Con leggerezza posso liberare qui tutte le cose terrene.
Cammino su una via tra pilastri di pietra luccicanti, tra pergole e piante rampicanti, piene di fiori. Il sole sta altamente nel cielo viola-luminoso. Questo colore mi sorprende e mi calma contemporaneamente.
Mi sento molto lontano dalla mia vita, ma ugualmente a casa. Profumi e suoni estranei fluttuano con leggerezza eterica intorno a me, aprendo dolcemente il mio interiore. Il mio cuore si libera.
Davanti ai miei piedi c’è una via che conduce con curve dolci su un’altura verso una spalla montuosa. Vado con leggerezza e gioia. Anche se non incontro nessuno, sento che intorno a me ci sono i fratelli e le sorelle amati. Vengono con me e godono la felicità silenziosa del mio cuore, come me.
Arrivato sulla montagna, osservo il paesaggio ampio che si espande, in parte è collinoso e in parte pianeggiante, verde e rigoglioso nella luce del sole. Punte luccicanti delle montagne coperte di neve lo incorniciano in lontananza. Io respiro profondamente e accolgo tutto in me.
Qualcosa attira il mio sguardo dal basso. Davanti ai miei piedi appare, con i colori dell’arcobaleno, un ponte di luce che conduce verso il basso del paesaggio. Con attenzione accedo, mettendo un piede dietro l’altro. Sì, mi regge. E così continuo la mia via sul ponte della luce.
Dopo un po’ guardo ai miei piedi e vedo profondamente sotto di me il paesaggio. Sto camminando per aria su una via di arcobaleno che mi conduce dopo pochi passi e respiri a un piccolo lago chiaro.
Il cielo splende nella luce verde-smeraldina, viola e bianca. Mi inginocchio alla riva del lago e so che non devo toccare l’acqua. Il mio sguardo accarezza con tenerezza la superficie argentea luccicante. Io respiro profondamente e giaccio in me.
Un’ombra si butta su di me e sull’acqua – un’ombra luminosa. Sulla terra mi sarei alzata di botto, temendo un colpo da dietro. Qui rimango seduto, percependo la presenza ancora sconosciuta di un essere. Il mio cuore è gioiosamente eccitato e mi sento molto al sicuro.
Una voce dice: “Alzati, fratello mio”.
“Sono fratello o sorella?” domando senza alzare lo sguardo. “Sei entrambi, l’uno e l’altro, secondo l’attimo in cui ti trovi”. Io mi alzo e guardo nel viso di un essere elevato e giovane. Sorridiamo.
“Mi riconosci?” Mi chiede.
“No”, dico, “nella mia mente tanti spazi sono chiusi, da quando sono sulla terra.”
“La memoria del tuo cuore è sempre stata aperta”, dice sorridendo, “hai soltanto disimparato a pensare con il cuore e a ricordare. Io sono tuo fratello – e tua sorella.”
Con queste parole, in me inizia ad avvampare un fuoco. Il ricordo della mia famiglia si risveglia e un desiderio scatta dal mio cuore, un’immensa nostalgia verso il padre, Maitreya. Chissà se può condurmi a lui?
“Lui è qui”, dice l’essere, senza che io abbi articolato il desiderio.
“Ma io non lo vedo e non sento la sua voce”.
L’essere sorride di nuovo e dice: “Può essere che non lo percepisci con gli occhi e con le orecchie del tuo corpo. Ma ciononostante è qui. Apri il tuo cuore e sperimenterai immediatamente la sua presenza.”
Io apro il mio cuore nel profondo respiro. Un brivido di luce mi travolge e per pochi secondi mi ruba il suolo da sotto i piedi. Lui sta davanti a me. Una luce enorme bianca luccicante circonda uno sguardo profondo imperscrutabile – occhi neri che penetrano dolcemente dentro me e dicono: “RESPIRAMI”.
Io respiro e mi perdo in me stesso – nelle correnti di spazio-tempo infinite ed età dei mondi. Io respiro e lui respira. LUI mi respira dentro il suo cuore, nel TUTTO e nell’UNO, nella FINE e nell’INIZIO.
Il respiro, lo sguardo, il battito del cuore e le parole diventano UNO: “Così, ora sei qui figlio di Dio e figlia di Dio. E questa è l’eterna verità e realtà. Così è, e così sarà per sempre. Tu sei nato dal mio amore e sei eternamente al sicuro in me”.
“Ma anche tu, mio amato bambino, te ne sei andato come creatore, come madre e padre per l’umanità. Respirami nel tuo cuore, accettami. Lasciami stare in te. Lasciami venire in te sulla terra. Lasciaci ora ritornare insieme, da coloro che un tempo te ne andasti da solo.”
Lui tace. Nel silenzio di quest’eternità si trasforma il dintorno e si apre un ampio paesaggio. La sua voce ora suona da un’infinita lontananza – anche se è ancora nel mio interiore: “Immagina le generazioni della tua famiglia terrena, come un fiume che deriva dalle montagne, fluendo giù nella pianura, per infine versarsi nell’oceano della terra e dello Spirito.
Alla fonte sta seduta la tua famiglia originaria del tuo corpo, i tuoi antenati terreni che vivevano duemila anni fa, nei tempi di Gesù, il quale aveva purificato e ravvivato le fonti della terra.
Tu vedi che il flusso della vita si contorce attraverso un terreno roccioso e arido. Presto si butta giù sul prossimo livello, continuando a fluire, seguendo la sua via con grandi curve, anse e diramazioni. E in ogni curva e in ogni ramificazione siede una generazione della tua famiglia terrena.
Infine il flusso arriva nelle contrade degli umani che vogliono usare e bloccare l’acqua. Il corso del fiume ristagna, diventa stretto e infine si ferma e diventa un rigagnolo. E la forza dell’acqua svanisce – circondata dalla palude e dalla siccità. Sempre e di più lo Spirito perde l’acqua del suo potere.
Pezzi di rocca si accumulano in certi punti, insabbiandosi in altri punti e il paesaggio intorno desertifica. Così sei seduto oggi nel letto del fiume della tua famiglia terrena e intorno a te, tutto è polveroso, inerte e arido.
La tua forza e il tuo amore, mio caro essere, ora sta nello scatenare lo Spirito dell’acqua e nel liberare il fiume della vita. Mentre tiri giù l’acqua della vita dalla fonte, risciacqui e purifichi il letto del fiume – e tutti gli esseri, inariditi in esso, saranno rinnovati e nutriti.
E poi accoglierai in te tutti i pezzi di rocca, la sabbia e la polvere, perché scorrono da te. Accoglili, mio caro essere, tu sei forte e degno, perché tu stesso sei venuto dalla fonte!” Maitreya tace e si trasforma di nuovo lo spazio.
Ora mi trovo sopra la fonte del mio fiume della famiglia terrena, in alto nelle montagne. È l’anno Zero. Tra i miei piedi nasce dalla rocca la fonte dell’acqua terrena – l’inizio della mia linea di generazione, la radice della mia vita odierna.
Dal mio cuore scorre l’acqua della vita nel corso del fiume. Luce luccicante bianca-dorata della fonte cosmica si unisce con l’acqua d’argento della terra.
Nell’infinito potere e nella tenerezza, l’acqua della vita scatta dal mio cuore, riversandosi fragorosamente nel deserto della terra. Il mio sguardo si espande sopra il paese e segue il corso del fiume attraverso lo spazio e il tempo. Io vedo l’oscurità grigia che s’innalza e s’illumina. Esseri e anime imprigionati ascendono. Il letto del fiume si espande, i pezzi di rocca sono sciacquati da parte. La polvere s’innalza e i renai sono trascinati via. Così bolle e schiuma la fascia d’argento attraverso i paesaggi dei pesci.
Io ritorna ad AN, nel paese della mia famiglia spirituale – a Shambhala, tra le montagne coperte di neve. Ancora m’inginocchio davanti a quel lago calmo e tutti i dolori che mi sono portato dagli umani, ora scorrono dal mio cuore nell’acqua – leggermente e con naturalezza.
Testo: Sabine Wolf
Trasmissione di: Cristo Emanuele, Djwal Khul e Maitreya
Traduzione: Bianca Maggi
Correzione: Ornella Asara