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Per molto tempo avete cercato la chiave per la vita eterna
cercata e non trovata.
Perché l’avete cercata nella luce.
Ma nascosta l’avete nelle profondità delle vostre oscurità,
nel cuore della morte,
che è uno con voi.
La genesi della terra di mezzo
Il Silmarillion è la genesi della terra di mezzo. Si tratta del viaggio dei pensieri di Dio, arrivati sulla terra, prendendo forma e diventando degli esseri viventi. Questo primo popolo sulla terra, i Valar, erano immortali e lo sono rimasti. Loro erano i guardiani degli elementi, i padri e le madri di tutti coloro che dovevano arrivare. E soltanto qualora i loro ultimi figli dimenticassero se stessi, si ritiravano i Valar dallo spazio corporeo della terra – e nonostante ciò rimanevano presenti. Loro corrispondono alla prima era cristallina alla nostra “nuova nuova storia della creazione”.
Dopo i Valar sono arrivati i secondogeniti, gli Elbi, una razza ugualmente immortale. Il loro destino era di portare nel loro cuore i pesi dei millenni e di dover guardare come decadeva tutto il luminoso e il bello; come tutte le comunità, le amicizie dei popoli diventarono diffidenza, insidia e oscurità. Nessuna morte naturale liberava la stanchezza di questa razza pacifica dopo millenni – soltanto la morte sul campo di battaglia.
Dagli intenti oscuri dei Valar e degli Elbi si creavano gli orki e i nani – tenaci creature longevi ed esseri dell’oscurità, pieni di odio e brama di uccidere gli uni, pieni di diffidenza e caparbietà gli altri – però la vita poteva fare il suo cammino soltanto con loro. Loro rappresentano l’era calcare della nostra “nuova storia della creazione”.
In definitiva sono nati gli umani, da qualche
parte nel profondo del tempo vicino ad un quieto laghetto oscuro – mortali e
deboli, indecisi e semplici da sedurre – portando di continuo la luce e
l’oscurità nei loro cuori, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Mortali erano,
ma tornavano sempre di nuovo, perché sulle loro spalle c’era il peso del
cambiamento del volto della terra – alla fine della terza era della terra di mezzo, che corrisponde con la nostra era della polvere.
Le loro storie riportano a quei tanti millenni prima di quella terza era, dove Frodo e Sam partivano per annientare l’anello della forza oscura nel fuoco della montagna del destino. L’inizio della quarta era della terra centrale, dopo l’annientamento dell’anello, corrisponde alla nostra seconda era cristallina, e questo attimo del ritorno dei guerrieri, dei re e sacerdoti – al ritorno del vostro spirito divino.
La creazione dell’oscurità attraverso la luce
I Silmarillion sono tre pietre preziose, nei quali c’è il più grande di tutti gli Elbi, Feanor, che ha catturato la luce da entrambi gli alberi Telperion e Laurelin, molto prima che arrivassero il sole e la luna nel cielo. Queste pietre diventarono delle garanzie di sopravivenza durante le ere, perché l’intera terra centrale doveva sprofondare nell’oscurità. E’ la luce dorata di venere e la luce argentata di Asgard, entrambi raggi dell’amore e della saggezza divina, che tenevano pronto l’adempimento per tutti gli esseri e popoli. Per loro c’era questa lunga guerra esasperata, fino alla completa distruzione della terra e allo sterminio di quasi tutti i popoli
Naturalmente non è un caso, che l’isola dei orgogliosi Numenorer – il primo genere umano, che ha ricevuto la grazia di Valar – dopo la sua caduta nell’oceano si chiamasse ATLANTA, che è elbico e significa: “la terra caduta” o “l’umano caduto”.
Dalle tre razze, Valar, Elbi ed umani, scaturivano sia rappresentanti luminosi che oscuri. Ed è importante, che creassero entrambi il destino e la guerra – pronunciassero bestemmie e pesanti giuramenti, legando così a questi tutti i discendenti.
I rappresentanti luminosi di questi popoli, lo facevano maggiormente negli errori fatali, nella rabbia cieca, nella vanità e nella dipendenza dall’armonia, nel campo delle loro forze dell’ombra e del destino. Creavano l’oscurità per lo più senza rendersi conto e senza volerlo, o perché le loro calde emozioni li sopraffacevano o in conseguenza di essere legati ad un destino senza scampo. Non avevano mai la prospettiva per un’eventuale via di scampo.
Gli oscuri mandavano di proposito l’oscurità, il dolore e la devastazione – essendo consapevoli della così creata situazione. Creavano l’oscurità per lo più con calcoli precisi, senza emozioni.
Luce ne veniva creata poca, soltanto dai rappresentanti luminosi, quelli forti – e soltanto per far sprofondare questa luce, infine, nell’oscurità – nelle grandi battaglie delle ere.
Importante è anche questo: l’oscurità, creata involontariamente e inconsapevolmente attraverso i rappresentanti luminosi dei popoli, era sempre di più ampia portata e più profonda da quella mandata dai rappresentanti oscuri.
I Valar e gli Elbi possedevano le loro prospettive nella creatività, nella difesa del mondo da loro creato e nella sopravvivenza del tempo. Tra i loro millenni non ci sono veli della dimenticanza. Perciò sono stanchi e senza speranza alla fine del tempo.
Gli umani avevano la loro prospettiva nell’oscurità e nella morte. Tra i loro millenni c’erano i veli della dimenticanza e del nuovo inizio. Anche se essi nei millenni sembravano deboli, non uniti e non inclini, si vede però alla fine la loro forza e l’imperturbabilità nel continuo ritorno e nel maturare – fino all’amara fine, quando è vuoto il calice della vita e della morte – e quando inizia la quarta era nella terra di mezzo.
Traduzione - Bianca Maggi
(18.4.08 - 1)