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Foto Sonja - Parco Nazionale Abel Tasman, Nuova Zelanda

Le sfere del paesaggio

Viaggio attraverso le cinque sfere del paesaggio dell'anima


Dal seminario 3 – Terzo giorno, 2° blocco

 

Basso ventre – subconscio

Geosfera, idrosfera, mondo del fuoco

Il mio ventre, le gambe e i piedi, sono il regno della Terra e dell’Acqua del mio paesaggio della vita. Tutte le energie corporee aspirano qui verso il basso, verso la Terra – che da parte sua manda luce verso l’alto nel mio corpo. Così, tra me e la Terra fluisce un cambiamento verticale – un continuo accettare, rilasciare e rinnovare. Il dolore e la morte della vita vecchia scorrono qui in una nuova nascita e in un fluire libero.

 

Nel ventre e negli inferi oscillano pietre e acqua di continuo e cambiando, indurendo e liberando – in rocce e pietre, paludi e acquitrini, fiumi e oceani – nelle potenze focose del profondo interno della Terra.

 

In grotte e tombe fermentano le eredità sentimentali delle generazioni, aspettando la loro ascensione. Rannicchiati alloggiano qui esseri oscuri della preistoria grigia: vecchissime paure e dolori, sensi di colpa e delusioni – solidificati, oscurati e pietrificati.

 

Qui regna l’anima oscura con le gemelle, paura e aggressione. Incondizionatamente esigono l’accettazione dell’oscurità, il rispetto delle radici oscure della mia vita. Finché io questo lo rifiuto, loro mi negano la salute, la felicità e la ricchezza.

 

La bolla è il bacino dell’acqua dell’anima, delle lacrime non piante – vecchissimo lutto, paludi morte, paesaggi cupi pieni di possibilità e addensamenti nebbiosi – pieni di pericoli e rinnovazioni.

 

E quando faccio sussultare l’acqua ed inizio a piangere, sale il grande polpo, allungando le sue mille braccia verso me, cercando di tirarmi giù nell’abisso delle mie paludi emozionali – o ad essere portato da me nella luce. Perché nel cuore dell’oscurità regna anche quell’amore enorme che è capace di questo.

 

Ora salgono gli amari succhi della radice delle ere – e la corona della mia vita inizia a fiorire. Nelle profonde grotte delle mie reni riposano le radici di ogni partenariato: l’equilibrio acerbo-minerale del mondo e il libero fluire tra gli Esseri femminili e maschili.

 

Nelle mie viscere sta – come in paesaggi di città dense, su mondezzai e cimiteri – la vita buttata via non amata: i passi non azzardati e i ritiri scoraggiati – tutti quante esperienze respinte e auto-umiliazione – ferite che finora non potevano guarire.

 

A lungo, il mio intestino tenue non poteva più discernere e l’intestino crasso non più liberare, perché i miei, un tempo vivi, sentimenti si trovano qui come bambini morti nelle paludi, stagni e fondovalle ombrosi del mio paesaggio corporeo. Mai più guardati, sono diventati veli e grumi grigi e hanno soffocato la vita dei miei organi. Essi temono la luce, che contemporaneamente anelano profondamente.

 

Tutto ciò che non volevo più guardare, ciò che mi faceva paura, sta come sostanze cellulari nelle tombe, caverne e camere rocciose nel mio corpo, nelle zone d’ombra del mio paesaggio dell’anima.

 

Come in terreni ghiacciati, stanno le pietrificazioni di vecchie perdite, che mai hanno trovato consulto, vecchie promesse che mai sono state mantenute – come un popolo dimenticato. “Chi lo chiamerà il popolo dimenticato”? L’erede di chi, un tempo gli giurava la fedeltà. Esso arriva, quando la penuria è arrivata all’estremo (Signore degli anelli).

 

Colpa, vergogna e inferiorità, affanno e paura esistenziale imperversano qui come creature oscure – sperando tuttavia nella mia forza d’amore liberatoria, della quale, qui e ora, faccio uso.

 

Nel nome del mio divino IO SONO

apro il flusso respiratorio trasformatore

negli inferi della mia vita.

La luce del cuore cristallina attraversa i campi del mio ventre

comportando la liberazione e l’illuminazione.

 

 

Il busto centrale – ventre superiore

Idrosfera e biosfera

La mia pancia, la biosfera del mio paesaggio corporeo, oscilla nel ritmo della natura con la sua crescita molteplice, che risulta dall’affiatamento dei contrasti. Qui regna la sfera degli elementi e delle piante, l’affiorare e l’estinguere, la morte e la nascita.

 

Nel regno della trasformazione orizzontale risale l’umida oscurità marcia dai regni inferiori – incontrandosi con i raggi che arrivano dall’alto del Sole e delle Stelle. I mondi superiori e inferiori si incontrano in mezzo, lì dove le esigenze si metabolizzano in lotte, guerre e danze – e dove ogni essere diventa, nel eterno cambiamento delle energie e sostanze, un qualcosa di Nuovo: vita luminosa o oscura, malata o sana.

 

Così, lo stomaco può essere una sponda del fiume, nella quale regnano la sicurezza infantile degli Hobbit, la dabbenaggine e l’amore della natura – o una caverna di Moria, dove abita l’ingordigia, la paura e il dolore dell’infanzia persa e, come gli Orks si stanno imperversando.

 

Il fegato può essere un paesaggio degli Elbi, dove regnano la gaiezza e la beatitudine o un regno del regnante oscuro, che sacrifica ogni zona libera alla sua rabbia e la sua immoderatezza.

 

La milza può essere la bacchetta del mago bianco e la viola di forze risananti elbiche, che portano l’apertura e la chiarezza nella mia vita, o che oscurano con indolenza e costrizione i campi luminosi della natura, creando nuvole demoniache nel mio paesaggio dell’anima.

 

Il conflitto e l’umiliazione, l’impotenza e l’umiltà sono – uguali come la luce e l’oscurità – elementi della pancia, dell’assimilazione, della trasformazione e della digestione della nutrizione – tutte quante forze naturali della crescita, che tuttavia avviene soltanto, attraverso l’accettazione e la liberazione di tutte le forze. La trasformazione avviene attraverso il libero fluire di tutte le forze negative e positive, nella spirale dell’evoluzione.

 

In questo senso, la mia vita esige da me non condizionamento: pieno di fiducia cado fino al punto più profondo – il punto della svolta – nell’oscurità delle mie camere segrete, raggiungendo lì il livello superiore della salute, maturità e forza d’amore.

 

Mi lascio trainare tra i mondi del mio fegato e i selvaggi paesaggi intatti della Terra.

 

Io viaggio tra le sfere della mia cistifellea e i parchi e paesaggi culturali dell’umanità. Io percepisco nel cosmo del mio stomaco i campi e giardini, con i letti di verdure maturanti e i dolci paesaggi delle colline dell’infanzia.

 

Cosa trovo nel mio pancreas, luoghi militari o luoghi sacri? Io guardo le mie reni. Vedo ambiti di guerra, dove armate ostili si cozzano contro, o tempi, laghi e luoghi di pellegrinaggio? Tutto è possibile.

 

La mia milza mi mostra prati infiniti e boschi in mille toni verdi – o paludi inaridite. Secondo la mia forza predominante vedo paesaggi luminosi gentili, o paesaggi oscuri ostili. Con amore accetto tutto e lascio andare tutto.

 

Io fluisco insieme al mio flusso sanguigno attraverso le vene del mio corpo, e percepisco contemporaneamente i corsi dei fiumi in superficie e le acque. Stanno luccicando chiaramente nella luce del Sole o sono inquinati e stivati?

 

Io sento dentro lo stato d’essere del paesaggio, che è uno con la mia forza dell’anima. Qui si rispecchiano il vecchio dolore e i blocchi, allo stesso modo della gioiosa forza vitale fresca.

 

Nel nome del mio divino IO SONO

apro il flusso respiratorio trasformante

nella biosfera della mia vita.

La luce del cuore cristallina attraversa i corpi vitali della mia pancia

 e comporta l’equilibrio e la sobrietà.

 

 

Busto – spazio del petto

Atmosfera

Il mio busto è il regno dell’aria della mia vita, l’atmosfera del mio paesaggio dell’anima. Tutte le energie corporee ambiscono cui verso l’alto al Sole, che da parte sua manda i suoi raggi giù nel mio petto. Così, tra me e il Sole avviene una trasformazione continua che fluisce verticalmente – la rivelazione di un continuo dare e ricevere, tra Cielo e Terra.

 

Il mio cuore è il centro creativo dell’Unità e della vita eterna. Qui abita l’anima libera cosmica, insieme alla piccola anima corporea, che è – legata al mio ego – oscillando di continuo tra le forze, paura e amore, durezza e dolcezza, chiusura e apertura.

 

Nel cuore chiuso regnano i paesaggi oscuri della Terra di mezzo, le caverne dei Nani e Orks, la caverna di Gollum nelle montagne della nebbia e i regni dell’ombra dei Nazgul. Nel cuore aperto si trovano le isole immortali, Arnor e Numenor – i regni dei Valar e degli Elbi, dei maghi bianchi e dei Re tra gli umani. E nella svolta dei tempi, questi si scambiano e affluiscono, l’uno dentro l’altro.

 

Il mio cuore oscilla all’unisono con il paesaggio e con l’anima della Terra: con i regni degli Spiriti delle piante e anime di gruppo degli animali. Mi lascio trainare e cerco il perdono nella conversazione con l’anima che scioglie la durezza, la dolcezza che guarisce la rabbia, l’apertura che porta nella mia vita il libero fluire.

 

Potrei vedere le cime delle montagne grette e altopiani rocciosi o grandi città strette, dove regnano la chiusura e la durezza. Ma lì, non ci abitano pure l’amore e la dolcezza?

 

Immagino il mio cuore come paesaggio di prati infiniti nei raggi del Sole – e collocati dentro, giardini fioriti, i cui alberi di frutta, i cespugli e i fiori, nutrono la mia anima affamata.

 

Mi immagino il mio cuore come luogo di gioco o di calma nel verde, circondato da cascate e laghi, dove la mia anima trova rinfresco.

 

Il mio organo spirituale, il polmone, respira con l’atmosfera della Terra: con lo spazio dell’aria di tutti i regni, il regno della natura di tutti gli uccelli ed insetti. Il mio respiro è uno con le vette delle montagne – e con i regni spirituali soprastanti.

 

I bronchi invece radicano la mia Essità spirituale nel corpo fisico. Nel flusso respiratorio connettono il mio polmone con lo Spirito atmosferico della Terra e radicano il mio albero della vita nella profondità del pianeta. Mentre respiro verticalmente, rinforzo questo pulso creativo.

 

Per tante ere, gli esseri dei sentimenti, dileggio, arroganza e  disprezzo, avevano trasformato il mio polmone in Emyn Muil – paludi oscure, che erano controllate dai Castori e dalle Cornacchie del mago oscuro, dal mio Spirito Ego.

 

Mi lascio trainare nel mio universo del polmone e scopro che: l’orgoglio e l’arroganza non regnano soltanto qui, ma anche nelle chiese e palazzi, nei giardini dei monumenti e nelle vigne del mondo.

 

Alla fine dei tempi, il mio Spirito riflette la vita, sogna e viaggia sulle ali del polmone, nei regni superiori – fondendosi con altre dimensioni e ritorna con forze nuove, indietro nel mio corpo. Esso cerca la straordinarietà della mia Essità personale – e la troverà.

 

Mi immagino il mio polmone come luogo di forza sacro – pieno di fonti e alberi maestosi. Secondo la misura, in cui sono vive le mie radici, vivono anche le radici dei nostri giardini e paesaggi.

 

 

Nel nome del mio divino IO SONO

apro il flusso respiratorio trasformante

nell’atmosfera della mia vita.

La luce del cuore cristallina attraversa i corpi vitali del mio petto

e comporta la chiarezza e l’innalzamento.

 

 

Testa – Consapevolezza superiore

Stratosfera

La mia testa corrisponde alla stratosfera e a tutti i livelli, sfere e cinture di sicurezza soprastanti del pianeta – ambiti della vita che non hanno un legame materiale con la Terra – e che tuttavia senza di essa non possono esistere.

 

Qui regnano energie ed elementi, forze e irradiazioni elettromagnetiche – lontani dalla mia percezione – e tuttavia, in connessione fondamentale, tra le strutture cosmiche immensurabili e il mio apparente, essere umano, piccolissimo.

 

Spazi e spazi tempo attraversano la mia vita guidandola, senza mostrarsi. Apparentemente sottomessi a questi regni superiori, io possiedo lo stesso un influsso trasformante su di loro, come mostrano i cambiamenti delle temperature, i valori dell’ozono e i raggi su questi piani che d’altronde cambiano la mia vita.

 

Tutte le energie della mia testa ambiscono verso l’alto nella patria cosmica – e lo Spirito cosmico fluisce verso il basso nella mia testa. Così, tra me e l’universo avviene una trasformazione continua che fluisce verticalmente – la rivelazione di un continuo dare e ricevere, tra Cosmo e Terra.

 

Nell’universo della mia testa regna l’Unità, il centro della mia consapevolezza spirituale. Qui, le vie dei portali conducono ai maestri ascesi e a regni apparentemente sommersi. Qui, i popoli e le razze estinti diventano vivi. Qui, la rete fine della cronaca dell’Akasha penetra il libro spirituale della storia umana, ogni sostanza ed energia della mia testa.

 

Contemporaneamente regna qui il centro del mondo corporeo duale, il comando dei miei organi, i sistemi e cicli della vita. Nella mia fase sveglia regna la terza dimensione della consapevolezza delle due parti del cervello, degli organi dei sensi e delle ghiandole: centri di comunicazione scissi in un mondo diviso e separato.

 

La mia mente reagisce velocemente e sotto la continua pressione gli influssi della vita confrontano e giudicano – a dover controllare loro stessi la vita. Calcolo, giudizio ed espiazione conducevano un dominio d’orrore sulla mia vita senziente e sui paesaggi dell’anima del mondo: gli orrori partivano da me stesso – e facevano tremare la mia propria vita.

 

Per tanto tempo i miei pensieri erano invisibili, allo stesso modo delle cinture atmosferiche della Terra – e potenti allo stesso modo. Per tante ere intercettavano tutte le ispirazioni liberamente fluenti e le idee elettrizzanti, vincolandole e imprigionandole nei magazzini delle mie viscere e nel subconscio.

 

Così, i miei fulmini scintillanti luminosi del mio Spirito cosmico sprofondavano per millenni nelle tombe – per aspettare lì, finché fosse arrivato il loro tempo, dove avrebbero potuto ascendere con dolce potere.

 

Così, i Cieli superiori del mio mondo corporeo, spesso erano pieni di nuvole oscure e addensamenti nebbiosi. Vulcani eruttanti, temporali e tempeste, legioni tuonanti e squadriglie di fulmini sferzanti lasciavano tremare la mia vita – umiliandomi e insegnandomi l’umiltà.

 

Nelle fasi sveglie dei miei tempi nuovi, la quinta dimensione di consapevolezza domina i miei organi sensuali e le centrali del comando. Sempre più diventano ora centri di una comunicazione fusa in un mondo unito.

 

E per un periodo mi umiliano la fiducia, il perdono e la placidità, allo stesso modo delle burrasche interiori ed esteriori dei tempi vecchi. Potentemente si innalzano questi esseri dolci, esigendo l’umiltà e aprendomi il Portale verso la mia consapevolezza luminosa superiore.

 

 

Nel nome del mio divino IO SONO

apro il flusso respiratorio trasformante

nella stratosfera della mia vita.

La luce del cuore cristallina attraversa i corpi vitali della mia testa

 e comporta fusione e saggezza.

 

 

Colonna vertebrale – DNA

Filo della vita

La mia colonna vertebrale e il mio sistema nervoso centrale sono uno con il flusso respiratorio cosmico-planetario – con il continuo pulsare della nascita, della morte e della rinascita di tutti i corpi – che siano di natura umana, animalesca, vegetale o elementare.

 

Questa corrente pulsante, su e giù, trasporta le informazioni dello Spirito e la nutrizione della vita. Nella danza verticale tra Cosmo e Pianeta, fluiscono la luce e l’oscurità, l’origine e la trasformazione, la danza e il progresso.

 

 In questo senso oscilla il mio DNA, in risonanza con la tessitura cosmica e la vita terrena: con le orbite e i fili delle anime di gruppo verso i loro corpi animali, con le vene delle piante che portano i succhi, che conducono dalla radice nella corona, con le orbite venose di luce, che arrivano dalle punte verdi fino all’apparato radicale oscuro.

 

La mia sincerità interiore oscilla insieme alle vie del fuoco verticali dei vulcani, le vie dell’acqua vorticose delle alte maree e le vie d’aria invisibili delle correnti termiche, che s’innalzano come tempeste, lì dove è necessario.

 

La mia rettilineità oscilla insieme alle vie ripide, che salgono dalle paludi profonde, attraverso abissi e boschi rocciosi, verso le vette spoglie delle montagne. La mia stessa sicurezza interiore garantiva sempre la sicurezza esteriore delle vie.

 

Nella mia colonna vertebrale pulsano il guerriero e la guaritrice, il creatore e la distruttrice: l’auto-potere e l’auto-impotenza, l’auto-amore e l’auto-odio – il mio comportamento interiore verso me stesso e verso la vita, il mio equilibrio e squilibrio interiore tra Spirit e Sexus, Spirito e Corpo.

 

In questa svolta dei tempi ascendono l’impotenza e la morale demoniaca dagli inferi del mio paesaggio dell’anima: Esseri rocciosi, acquosi e focosi oscuri abbandonano le paludi e crepacci delle rocce del passato e della fugacità – per ridiventare luce.

 

Al sicuro nella mia colonna di luce attraversano il regno dei conflitti, la biosfera del mio presente nella mia pancia, attraversando regni della durezza e del perdono, l’atmosfera del mio petto – e raggiungono i regni superiori della vita, attraverso il Portale della testa.

 

Per molto tempo, la corrente verticale della trasformazione mi conduceva su e giù, tra gli spazi fisici e spirituali. Per molto tempo scorrevano energie vitali tra Cosmo e Terra – approvvigionavano e contaminavano il mio corpo.

 

Ora, scorre il respiro cosmico-planetario, come Spirito del tempo, attraverso il mio asse della vita. La colonna vertebrale, il sistema nervoso centrale e il DNA si fondono in uno Spirito corporeo – e la colonna di luce diventa un corpo cristallino.

 

Io viaggio nella mia ipofisi, nel vecchio Sole della mia testa e firmamento della vita – nel sistema ormonale – e riconosco nei raggi interiori del Sole nuove vie. Nelle eruzioni solari regna nuova vita elettrizzante, che porta gli aminoacidi – i vecchi componenti del mio corpo – in una nuova rotazione.

 

Lo Spirito cosmico si risveglia nella mia testa. Esso agisce potentemente e dolcemente, mentre non interviene. Esso è la parte molto sveglia del mio Spirito ego piccolo, che pieno d’orgoglio si appoggia al suo grande fratello. E qualche volta si vede un piccolo bagliore, che di due metà compone un cervello dell’Unità.

Io sento questa Unità della mia ghiandola pineale, con il Sole centrale delle Galassie. Io riconosco nei raggi Gamma l’essere originario delle mie proprie vie assiatonali e del DNA: la colonna di danza della vita vorticosa di UN ESSERE.

 

E se qui e ora, respiro verticalmente, attivo il raggio della sincronicità, tra il centro delle supermasse delle Galassie e della densità della materia oscura della Terra – e questo d’altronde è il mio servizio d’amore per il nostro amato Pianeta.

 

 

Testo: Sabine Wolf

Traduzione e lavoro in rete: Bianca Maggi

28 luglio 2010