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Un viaggio tra i mondi
Dopo sette settimane di “danza nell’oscurità a Wellington”, come lo descrivo nella mia biografia, mi sono fatta portare con la barca sull’isola a sud, ho noleggiato una macchina ed ho costeggiato l’isola in tre settimane, giù lungo la costa occidentale verso Sud e lungo la costa orientale su al Nord, appena 6000 km. Per 2000 km l’oceano si trovava al lato dell’autista e per oltre 2000 km al lato del passeggero.
Ci sono stati tanti momenti durante il viaggio che avrei voluto venir via dalla strada per uscire sul mare. Perché, mentre il mio corpo andava dritto e vedeva il traguardo vicino, la mia anima, parlava, danzava e volava sempre verso destra, nell’ampia lontananza. Il mio corpo trascorreva il tempo e lo spazio da solo, ma la mia anima stava in grande unione con i popoli che facevano ritorno, piangeva, fino a far diventare gli occhi rossi, beata d’aver trovato finalmente gli esseri da tanto mancati. Ma questo l’ho capito solo mesi dopo.
Innanzitutto, è stato il secondo tentativo per farmi una vacanza, ma neanche uno di questi chilometri era impreparato. Tra i sette umani che ho incontrato in questo viaggio, non c’è ne stato uno che non mi avesse aspettato. Non c’è stato un incontro, che non fosse già stato annunciato e dettagliatamente descritto, settimane o mesi prima.
Nuova Zelanda - Isola del Sud - Costa occidentale - Hokitoka
Un problema notorio mi ha accompagnata per tre mesi, i soldi. Ne ho avuti pochi. Mi ero preparata per lunge camminate attraverso il paese e per notti sotto il cielo libero. Ma è avvenuto tutto in maniera differente. Tra l’altro, Hokitoka, è uno dei posti, dell’estasi dell’oro del penultimo millennio. Si dice che qui sia stato trovato l’oro più puro del mondo. Perché, già che ci sono, non avrei dovuto trovare anche io l’oro?
Con la richiesta del pernottamento, sorgeva di nuovo il tema “spendere soldi” e “non averli”, una sensazione conosciuta, mi faceva sentire una stretta nel petto, poco dopo, in maniera elegante, è stata spazzata via.
Per un po’, ho attraversato voluttuosamente in lungo e in largo il paese, su e giù per tante vie, ispezionavo dall’esterno diversi Motels ed B&B, annusavo le energie, il dintorno e le strutture. Una mia parte, così facendo, è stata molto schizzinosa, mentre, un’altra parte era indecisa ed argomentava di continuo con il budget di viaggio. Finalmente la parte nominata per prima, avendo le tasche piene, mi ha registrato di punto in bianco nella “Jade Motor Lodge”. Il mio appartamento è stato una casetta a schiera, una camera grande luminosa dai bei colori pastello, con finestre verso tre lati, bellissima ed arredata perfettamente.
Un letto matrimoniale con comodino, un tavolino con tre poltrone larghe e comode, un tavolo da pranzo con quattro sedie belle, un angolo cottura con tutti i pensili e vivande necessarie, quali cafè, the, latte fresco, cacao, zucchero e biscotti. Un armadio grande con un reparto per le valigie. Ma la cosa più grandiosa è stato il bagno, una grande vasca angolare con tre ugelli per massaggio. Tutto questo per 95 dollari (ca. 45 €). In principio, ho prenotato soltanto per due notti, ma dopo il primo sonno paradisiaco, ho aggiunto una terza notte. Avrei voluto stare qui per tre settimane. Qualcosa mi toccava profondamente e mi sentivo a casa.
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La sera sulla spiaggia
Dopo la sistemazione in camera, è rimasto abbastanza tempo per andare sulla spiaggia vicina e restarci fino all’inizio dell’imbrunire. È stato sconvolgente e silenzioso nello stesso tempo. UN QUALCOSA è cambiato dentro me. Mi sentivo diversa e percepivo, “QUI è la mia casa, non la Jade Lodge. Lì è la casa confortevole del mio corpo. Ma qui, in riva all’oceano, dove l’acqua con grande potenza scorre sulla terra come mai avevo visto prima, ho sentito la patria della mia anima”. Onde enormi, forti e fragorose, mi salutavano e si frangevano davanti ai miei piedi.
Nella striscia frangente
Non riuscivo a sentire, vedere e respirare abbastanza. Come una bambina ho corso per due ore lungo la striscia frangente con i pantaloni piegati fino alle ginocchia. Onda dopo onda, la sabbia rimaneva asciutta per cinque secondi, per poi rimanere dieci secondi sott’acqua, di nuovo asciutta e di nuovo sott’acqua, nell’ eterno ripetersi. Le onde hanno una lunghezza di sfogo da 15 a 30 metri, a seconda della salita della spiaggia. Accadeva alcune volte di trovarmi per un momento sulla sabbia asciutta ed il momento successivo, con l’acqua che batteva fino ai fianchi, immersa nell’acqua fino alle ginocchia. Dovevo impormi con tutta la forza contro l’acqua rifluente per non essere trascinata, mentre spariva la sabbia sotto i miei piedi. Appena trovavo di nuovo l’equilibrio, già arrivava l’onda successiva.
È stata una danza con le onde, uno scambio ed un misurare entusiasmante delle forze con l’oceano. Non riuscivo a fermarmi, urlavo e ridevo, fuori, sull’oceano, gridando a tutti di venire. Ho chiamato sul mare, urlato, giubilato e cantato a squarciagola. La frangente fragorosa, ha fatto si che nessun umano potesse sentirmi, infatti, in lontananza, c’erano soltanto tre persone visibili. Nel cantare, percepivo che si installava una risonanza con gli esseri là fuori e stavamo iniziando a comunicare. Così come io giubilavo e chiamavo loro, anch’essi mi chiamavano e parlavano con me.
D’un tratto, sapevo che tanti di questi esseri venivano dal mare verso le rive dei continenti, nella nostra vita incorporata. Percepivo il loro cavalcare sulle onde, verso la striscia frangente per raggiungere attraverso il respiro gli spazi corporei di quegli umani che li stavano aspettando sulla spiaggia ed aprivano il loro cuore. Li ho visti cavalcare, surfare e volare. Al ritmo delle onde dell’acqua, arrivarono interi gruppi di esseri e di continuo sentivo la parola “ASGARD”. La mia mente non aveva nessuna idea di cosa fosse, ma il mio cuore ha visto innalzarsi un popolo intero dall’oceano. Mi vedevano e mi venivano incontro. Il mio ego diceva : “tu sei matta”! Il mio cuore gli dava il benvenuto, li inspirava e permetteva loro di essere vivi in me e di venire sulla terra ferma attraverso me.
Non prima che facesse buio totale, rigida dal freddo, una voce interiore mi ricordava di tornare a casa. Sono rimasta bagnata fradicia fino al petto, ricoperta da una crosta di sale e non riuscivo neanche a tremare dal freddo. Non volevo andare a casa. Ero come una bambina che voleva continuare a giocare fino alla fine del tutto. Giocando, volevo entrare nella morte del corpo che intanto era freddo, bagnato e salato, ma felice in quella notte ed in quel posto.
Infine, ho detto al mare scuro che riuscivo ormai soltanto a sentire: “ok, ora vado. Ti prego aspettami qui, domani tornerò presto”. Dopo di che, ho sentito: “no, non aspettiamo, ma veniamo con te”. Così, mi proiettarono un’immagine interiore di loro stessi, alcuni stavano già saltellando sul mio letto, altri provavano le poltrone e si crogiolavano nella vasca.
Sono andata a casa insieme a loro, e nella vasca calda. Le successive due ore, fino a mezzanotte le ho trascorse nella vasca con tanto cafè e frutta. Mi crogiolavo davanti agli ugelli massaggianti nella giusta posizione e leggevo “Hobbit” nella versione inglese. Volevo finalmente sapere, cos’era successo dopo la lunga assenza di Bilbos, la storia del suo viaggio “avanti ed indietro”.
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Cos’è successo?
Nei piani interiori è successo talmente tanto che a quei tempi non riuscivo a coglierlo. Più avanti, guardando indietro in questo spazio-tempo, ho visto tanti dettagli che allora si sono ritirati dalla mia osservazione, ma sicuramente hanno influenzato e condotto il mio corpo. Alcune cose, che già giorni o settimane prima avevano avuto inizio, continuavano e si compivano qui. Altro che sarebbe continuato negli anni successivi, aveva avuto inizio qui.
Trascorrevo i giorni interiormente da sola. Ho avuto tanto tempo ed una grande calma in me. Lo trascorrevo giocando. Giocavo con i sassi sulla spiaggia, con le onde, con la macchina fotografica, con i motivi, pensieri e fantasie. Qui, sono stata soltanto due giorni interi, una sera ed una mattina, nonostante ciò, mi è sembrato di aver avuto tutto il tempo del mondo e di averlo usato.
Ho iniziato ad allestirmi un “officina da spiaggia”, creavo portali, cerchi e spirali . Qui ho iniziato a creare i cerchi di pietre. Io stessa non volevo stare neanche un secondo senza il mugghiare del mare e volevo far entrare in questi giorni più esseri possibili attraverso me, sulla terra ferma. Contemporaneamente volevo fare qualcosa di “sensato”. Così raccoglievo i sassi e formavo disegni. Iniziavo giocando e poi diventava più denso, più concreto, ci sono stati momenti, nei quali cercavo sassi da matti e disegnavo per ore.
Oggi, so che non sono stata io a volere questi cerchi di sassi, ma loro. Non ero io che stavo giocando, ma loro. Mentre mi mettevo a disposizione come “portale respirante”, entravano nel nostro mondo e cominciavano da subito a provare tutto e a giocare con i sassi. Si, infatti, hanno potuto tenere, per la prima volta dopo tanti millenni, di nuovo i sassi nelle loro mani.
Certo che questo gioco non si è limitato a questi giorni sulla spiaggia di Hokitika, perché venivano con me e continuavano a fare cerchi di sassi in tanti posti diversi. Nella Steinkreis-Galerie li potete vedere.
Benché, o perché stavo giocando di continuo, è stato difficile da spiegare più avanti quello che è avvenuto veramente. Oggi, mi sembra che sia stata come una danza tra i mondi, un viaggio tra le dimensioni ed una danza con infinitamente tanti esseri ed umani. Mi sembra di non essere stata lì per due giorni, ma per due anni. La sera del terzo giorno sono stata estremamente irrequieta e molto indecisa. Dovevo proseguire, ma non volevo. Sarei dovuta rimanere un'altra notte nel Jade Motel, rimanere un giorno in più del previsto? Una parte in me diceva: “no, domattina presto proseguiamo”. L’altra parte diceva: “ma voglio ancora rimanere. Sono in vacanza e nessun appuntamento”! La prima parte infine ha taciuto, lasciando che la seconda, la bambina in me, potesse sfogarsi. Infine disse : “Guarda”!
Nel cielo, c’era una grande freccia a forma di nuvola che indicava verso Sud, nella direzione che l’indomani, presto, avrei dovuto intraprendere.